
Solo che non voglio. Ecco.
Lui la guardava fisso, seduto in macchina. Aspettava. Ogni tanto guardava il mare. Poi di nuovo lei. Silenzio. Lei continuava a tenere gli occhi sul filo di fumo che si alzava dalla sigaretta. Sembrava non aspettasse niente. Proprio niente.
Fuori, sulla spiaggia dietro il vetro, un uomo stava correndo. E un cane.
Erano parcheggiati sotto i pini alti del lungomare. I vetri stavano cominciando ad appannarsi. Ancora nessuno sulla spiaggia. Oltre quell'uomo che già non c'era più, sparito dietro i finestrini laterali, dietro il ciuffo d'oleandri.
Era ancora primavera. Almeno. Le pareva di sì.
- Scendiamo? Passeggiamo un po'?
L'aveva guardato ora, gli occhi dritti nei suoi. Possibile sciogliere il dolore, o era riaccenderlo?
- Non voglio passeggiare. Voglio che dici che resti. Adesso. Che lo dici.
La scrutava fondo, acceso. Come fosse l'ultima volta.
In fondo ogni volta la guardava così. Sempre l'ultima volta. Ma poi non.
Non era mai l'ultima volta.
Continuava quell'inferno. Lui con lei nei pensieri e la voglia di lei a bruciargli dentro. A scavare come una mano con le unghie. A portargli via tutto il resto. Lasciarlo nudo. Senza futuro.
Lei a pensare a quell'altro, sempre. Sempre. Così. Ma meglio che.
Le prime gocce.
- È assurdo, senti. Mi fa male vederti così. Non ce la faccio a.
La voce accorata, come di bambina triste. Ma non era una bambina. E forse non era neanche triste. Non era niente. Ormai. Niente più. Non stava neanche lì. La sigaretta buttata. Pensava a quell'uomo che correva, prima. Chissà dov'era finito. Col suo cane festoso. La lingua di fuori. Pensava che avrebbe voluto essere a casa. A pensare a quello che voleva. Sdraiata a letto. Come una morta. Senza dover parlare per forza. Senza spiegare. Consolare. Tranquillizzare. Non c'era niente da consolare e non c'era tranquillità. Impossibile.
- Non devi fare niente. Solo, resta.
Le aveva preso le mani e le stringeva, forte. Le faceva quasi male. Sembrava una vendetta per tutto quell'abisso dove sprofondava ogni volta che l'aveva negli occhi. Sembrava una prigione. Una trappola. Una trappola può sempre sembrare una casa. Pensava lei. O forse no. Lasciami in pace, pensava ancora. Ma non lo diceva.
La pioggia aumentava. Sul tetto della macchina tamburellava come un grido, uno straziato richiamo, a flussi.
Lei guardava fuori. Il fuori non c'era più. Era tutto uno scroscio. Tutto un rincorrersi di gocce oblique. Che si superavano. Si fondevano. Scivolavano via. Per sempre.
Il mare davanti a loro sussultava inquieto, come in lei il desiderio dell'altro, taciuto, tenuto dentro serrato eppure comunque tra loro. sempre tra loro.
- ... allora? Resti? Ti vedo ancora? Dì sì.
E lei, l'altro nell'anima, nel cuore, sulla pelle e negli occhi, l'altro che non c'era, (non c'era mai. Mai. Mai) l'altro, ferita fonda, l'altro vento, nebbia e sale e respiro,
- Resto, sì, resto. Sì.
Fuori, ormai, era temporale. Tuoni e scoppi di luce. Vento forte. Sconquasso.
Il mare un gigante ombroso e inquieto che urlava la sua rabbia.
Nessuno in giro. Solo acqua. Che non lavava niente. Non bastava a lavare niente. Niente.
3 commenti:
Fa male, amare e non essere riamati. Oppure amare e non sapere di amare. "- Resto, sì, resto. Sì.", restare perché non si può rifiutare un amore che ti viene offerto così e si sa quanto bisogno si ha di essere amati...
Tutto si confonde, la pioggia non lava. Sofferenza incredibile. Basterebbe scendere dalla macchina per integrarsi nel mondo, per sapere che non si è mai soli a questo mondo, ed invece la paura è tanta... a qualsiasi età. Caspita, hai descritto benissimo questi sentimenti alterni...pazzi...
ciao misantropo scusa l'assenza ma sono stata qualche giorno a vagabondare in umbria...
^_^
bellissimo il tuo racconto!!!!
è pieno di sensazioni che trasmettono attimi variegati di speranza paura e dolore
pensieri teneri e tristi ma anche ricchi di vita da trovare in atti scroscianti d'un cammino agognato e insidioso...
Sei un romantico e di sicuro sai guardare oltre i vetri di un auto ferma sotto la pioggia, sai arrivare in fondo all'anima
^_^
ti voglio un gran bene amico caro
e ti ringrazio di esserci
un abbraccio
^-^
elda
ciao misantropo
grandi novità vedo
hai cambiato veste al blog
hai fatto bene ogni tanto serve
prima o poi lo farò anch'io
però spero di non fare pasticci
non è che ci capisco tanto...
anche per me è sempre un piacere entrare nel tuo blog
non lo trovo un regno di uno chiuso in se stesso
anzi
le immagini che scegli per i post sono sempre significativi e pieni di luce
certo io non ho un lavoro dipendente stressante, mi gestisco da sola, è dura ma non ho tra i piedi colleghi e superiori pestiferi
un tempo si
ma non sono il tipo da stare sottomessa perciò una bella mattina con un pizzico di sconsideratezza ho voltato pagina
non mi sono mai pentita, nemmeno nei momenti più duri
però non sempre si può fare e di questi tempi poi avere un lavoro a stipendio fisso garantisce da tante cose
ti auguro comunque che la fortuna ti offra una chance diversa, più compatibile alla tua natura sensibile
un abbraccio fortissimo
^_^
dolce sera misantropo
a presto
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